Rozzato:”La mia Under 15 per metà va a scuola e l’altra metà è in DAD. Il calcio salva la loro socialità e anche la mia”

Sport e pallone al tempo del Coronavirus: l’Under 15 allenata da Andrea Rozzato la mattina è spaccata a metà tra chi va sui banchi e chi segue le lezioni on line. Gli allenamenti sono rimasti l’unico punto di incontro.

L’emergenza COVID – 19 ci ha messo di fronte ad una serie di crisi che come sistema paese stiamo cercando di affrontare da quasi un anno ormai. Oltre alla tragica situazione sanitaria ed economica, spesso trova meno spazio sui media quella sociale dei tanti ragazzi che hanno visto tramutare drasticamente la loro esistenza e giovinezza. Gli anni migliori, quelli spensierati e delle esperienze di crescita, sono attualmente limitati da protocolli, distanziamento sociale e zone colorate che ne limitano spostamenti e possibilità di aggregazione.

Anche per queste motivazioni la nostra società si è impegnata per non fermare le attività: il calcio, per quanto ridotto nella sua pratica, oggi è una delle poche ancore di salvezza per la socialità dei nostri ragazzi e bambini. Iconico è il caso dell’Under 15 allenata da Andrea Rozzato: gli atleti nati nel 2007, frequentanti l’ultimo anno delle medie, la mattina si recano regolarmente sui banchi di scuola mentre quelli del 2006, al loro primo importante anno di superiori, seguono le lezioni on line.

“Ho notato l’unicità di questa situazione – commenta il tecnico biancorosso – durante una pausa nell’allenamento: la sensazione avuta è quella che i ragazzi si cercassero per stare insieme anche nei 2 minuti di riposo, mettendosi tutti assieme in cerchio, parlando e ridendo, cercando un contatto umano tra pari che alcuni di loro hanno perso.”

“Il gruppo è incredibilmente compatto, nonostante le temperature e la riorganizzazione all’aperto, i ragazzi non saltano un allenamento se non per piccoli fastidi o impegni personali. Abbiamo detto “arrivederci” a situazioni di gioco, schemi e movimenti, preparazione atletica: facciamo un po’ di tecnica individuale, molti giochi didattici con principi al loro interno. L’obiettivo in questa fase è farli ridere e star bene, farli uscire dall’allenamento contenti e rilassati, pronti ad affrontare questa fase così complicata della vita con serenità. Il fatto di poterli allenare e contare su un gruppo così ha reso meno pesante anche le limitazioni imposte alle nostre vite, la mia compresa”.