Paladin:”Qui mi sento a casa. Voglio vincere e continuare a crescere”

L’estremo difensore, classe 2001, traccia un bilancio dei primi mesi con la casacca biancorossa sulle spalle tra difesa della porta patavina, rapporto con i compagni e l’esperienza di istruttore nell’Academy Antenore.

Mattia Paladin di “mestiere” fa il portiere e protegge tutti i venerdì la porta biancorossa di Antenore. Classe 2001, un passato con esperienza di buon livello anche nel calcio, Mattia è uno degli under più giovani nella rosa. Com’è stato il tuo approccio nel mondo Antenore?

“Il primo approccio con il mondo Antenore è stato fin dal primo momento speciale. Mi sono sentito subito a casa, non solo perché conoscevo gran parte dello staff tecnico e dirigenziale, ma anche per la forte coesione fra compagni di squadra che c’è stata già dai primi allenamenti; dopo la prima settimana avevo già capito di aver fatto la scelta migliore per questa stagione.”

4 partite e 4 vittorie con la Serie D: quali sono le ambizioni di squadra e personali per la stagione?

“Beh, non nascondo che le ambizioni di squadra sono di vincere campionato e coppa, non perché ci sentiamo malignamente superiori ai nostri avversari, ma perché siamo consci del nostro potenziale come squadra, ma anche come singoli. Sicuramente queste vittorie sono frutto del nostro duro lavoro durante la settimana. Per quanto riguarda le ambizioni personali per la stagione, come portiere, spero di prendere meno gol possibile e di dare un importante contributo alla squadra. Poi spero di venire convocato per i raduni della Rappresentativa della nostra regione e di ritagliarmi un posto, con tanta determinazione e allenamento, fra i 12 che partiranno per il Torneo delle Regioni. Insomma, non mi pongo limiti ma solo traguardi da superare.”

Sei alla prima stagione in una prima squadra e la vivi assieme a Mauro Parisotto, l’altro portiere della rosa assieme a Nicolo’ Bovenzi, che ha alle spalle anni nel nazionale e un curriculum importante. Com’è il rapporto come il vostro tra un portiere esperto e un giovane portiere?

“Il rapporto fra di noi è meraviglioso. Siamo molto affiatati e in spogliatoio ci piace molto scherzare; ogni tanto ci vuole anche quello. Quando scendiamo in campo, però, cerchiamo di imparare sempre da ciò che ci insegnano i Mister, ma anche l’uno dall’altro. Loro hanno una grandissima esperienza sportiva a livelli molto importanti e sanno darmi sempre grandi consigli sportivi, ma anche per la vita fuori dalla palestra.”

Hai inoltre iniziato il tuo percorso da istruttore nella scuola calcio: sensazioni, idee che ti sei fatto, emozioni, com’è passare dal campo per giocare al bordocampo per allenare?

“Era da qualche anno che avevo intenzione di iniziare ad allenare, e quindi, quando mi è stato proposto insieme al resto del progetto, ho subito accettato. Allenare è stupendo perché hai la possibilità, un po’ come gli insegnanti a scuola, di trasmettere le tue conoscenze e le tue passioni alle generazioni che verranno, cercando magari di suggerire gli errori da non commettere. Sicuramente aiuta tantissimo il fatto di giocare mentre alleni perché hai un continuo confronto fra quelle che sono le tue personali difficoltà sul rettangolo di gioco e quelle dei bambini e ciò ti dà una maggior empatia. Inoltre dai delle impronte tecniche e tattiche “fresche”, trasmettendo già anche ai più piccolini quello che poi è un modo di giocare che si usa pure in prima squadra.”